Oggi ho scritto questa lettera al Dip. delle Pari Opportunità, in risposta all'ennesima campagna misandrica pervenuta alla mia attenzione.
E' bella lunga, e dice cose che i miei lettori abbondantemente già sanno e... risanno!
Ma giustamente, dovevo scrivere tutto in un colpo!
Forza e Onore!
"Salve,
mi chiamo Daniele Solazzi, sono uno psicologo, un marzialista e un Uomo profondamente impegnato nella questione dei rapporti Uomo-Donna.
Scrivo perché penso che gli uomini non siano quelli che le campagne demagogiche femministe descrivono.
Non siamo quelli da cui continuamente molte pubblicità mettono in guardia.
E non perché siamo "diversi dai soliti maschi", bensì proprio perché siamo maschi.
Più maschi, anzi.
Un uomo per essere grande deve distinguersi FRA i maschi, non DAi maschi.
La società cosiddetta civile e moderna, da qualche tempo ha la perniciosa abitudine di dipingere una società composta di:
- superdonne eroine dolcemente complicate, che sbagliano solo per troppo amore;
- mariti insulsi, retrogradi, maneschi o difettosi, perfino segnati da complessi di latenza gay;
- una casta di uomini 'evoluti', decisamente effeminati, indicati come direzione dell'uomo nuovo.
Contemporaneamente, una scienza darwinista fa di tutto per dare spiegazioni riduzioniste ai comportamenti umani.
Che bel quadretto.
Inutile dire che in questo modo, la demagogia femminista gioca un tantino troppo facile.
Non tiene conto di un po' troppe cose.
Vorrebbero livellare l'intera gamma degli istinti umani, ed eliminare il Maschile, solo per distruggere qualche mela marcia (una sorta di chemioterapia di genere), e non tengono conto del fatto che quelle mele marce non sono rappresentative dell'Uomo.
Ad esempio io (ci metto la faccia, io personalmente), fautore del Maschio Selvatico, del Guerriero, del Padre, dei valori della Cavalleria, uomo tradizionalista e che non esita a definirsi maschilista (nel senso positivo che intendo io), sono profondamente protettivo e amante verso la Donna.
Mentre mi sembra palese che sono proprio le leggi soft, empatiche, pacifiste e garantiste a scarcerare maniaci, assassini, stupratori e quant'altro le larghe maglie di leggi "yin" lascino passare.
Non si è mai sentito un cavaliere, un re, un samurai, un vero maschio d'onore, stuprare o picchiare una donna indifesa.
Non abbiamo bisogno di coltivare un fantomatico lato femminile in noi, per essere migliori: ci basta essere uomini veri, che certe cose le fanno ed altre no.
Sapete cosa disse Rob Roy, eroe scozzese vero padre e vero guerriero?
"L'onore è qualcosa che nessuno può darvi e nessuno può togliervi.
Le donne sono il cuore dell'onore: rispettandole, noi lo teniamo in vita."
- e non era un femminista.
Non abbiamo bisogno di fare mea culpa in quanto uomini, dato che a picchiare e stuprare in gruppo le donne sono proprio uomini insulsi, vigliacchi, antivirili e senza onore, lasciati agire proprio dagli stessi valori malsani di chi con una mano scrive elogi alle qualità femminili, e con l'altra apre la serratura delle carceri.
Che dire dei 'progressisti' Radicali, che sono andati a trovare gli stupratori in galera perché picchiati dai carabinieri "fascisti"?
Chi è dalla parte delle vittime secondo voi? Il "fascista" che umanamente ha un moto di indignazione verso certe cose, o i Radicali che vanno a trovare lo stupratore in carcere?
Si facessero loro, i modernisti, i retorici delle canne e della fuffa ginoide un esame di coscienza.
Per quale motivo non impongono un mea culpa a tutte le madri, quando una madre massacra il figlio?
Perché invece dovrei sentirmi io in colpa, portatore del "germe maschile della violenza", quando un pazzo o un infame con seri problemi sul piano maschile massacra la fidanzata?
Criticano l'uomo italiano come se l'Italia fosse lo Yemen, e intanto non fanno che rammollire l'uomo europeo a vantaggio proprio di altre culture!
Perseguitano i padri separati, ladri di polli, mentre lasciaro uscire di questura assassini veri.
Esortano alla dignità della donna mentre in realtà lasciano le ragazze a drogarsi in discoteca, in compagnia di uomini d'infima lega.
Si sono viste nella Storia e nella Letteratura molte donne prendersi gioco di uomini ingenuamente tronfii (vedi Giuditta ed Oloferne); ma quando il geloso è patologico e le forze dell'ordine non lo arrestano, di chi è la colpa?
Si sono viste ragazzine bugerare un padre bonariamente patriarcale, ma ne ho viste molte perdersi e sprecarsi perché prive del Padre.
Non ho visto nessun femminista o maschiopentito difendere donne vittima di uomini crudeli; in compenso ho visto molti miei amici marzialisti difendere donne insieme a me.
Le ragazze di oggi secondo voi soffrono perché c'è troppo maschile in giro, o proprio perché ce ne è troppo poco?
A giudicare da come sia ai minimi storici la figura paterna, direi la seconda ipotesi!
Io ho sempre protetto le mie donne.
Io, il "maschilista".
Non ho mai mancato di rispetto alla mia fidanzata, alle mie cugine, a mia madre, alle mie amiche e parenti:
io tradizionalista, di Notte aspetto sempre che chiudano la porta dell'ascensore, prima di ripartire con la macchina davanti al portone;
io tradizionalista vado a prenderle ovunque mi chiamino;
io tradizionalista riempio di attenzioni la donna che amo.
So cosa stanno per dirmi: che sono piccole azioni operative, e non grandi operazioni culturali.
Non è vero.
Sono IMMENSE operazioni anche culturali.
Io rifiuto categoricamente la visione basso-politica, sociale, piccolo-sociologica del rapporto fra i sessi.
Io credo al Tao, alla Poesia, alla Spada e al Calice, al Tango, alla Natura, ad Animus ed Anima, e a Shiva che fa l'amore con Shakti,ad Ares ed Afrodite.
Non siamo simili a formiche numerate, impegnate solo ad essere diligenti cittadini asessuati.
Siamo individui, e chi vuole essere, o sente di essere, un individuo di potente e nobile Energia, fa bene a seguire la tradizione.
Chi non vuole esserlo, e chi sente di avere un'energia "mediana", liberissimo: la libertà è sacra.
Ma le cose vanno chiamate col loro nome, e non sbiadite.
Le leggi cosmiche non sono affatto impositive: sono associative: Yin è Yin, Yang è Yang. Puoi averli combinati diversamente dentro di te, ma è una combinazione di cose precise.
Dove le cose non vengono chiamate col loro nome, dove si obietta che il Cielo sia blu e che l'erba sia verde, accade come in quegli aberranti esperimenti sociali in atto nel Nordeuropa, dove ai bambini viene insegnato ad essere asessuati.
Da noi MAI.
Da noi, non avrete mai valori deboli, parole vili, una parità fatta di grigiore e di livellamento ormonale:
da noi avrete sempre cose come:
"Onora gli Dei
Ama tua moglie
Difendi la tua Terra"
E io vedo Bellezza in questo.
Queste, ve lo garantisco, sono cose che fanno sorridere le donne.
Saluti
Dott. Daniele Solazzi"
martedì 19 novembre 2013
mercoledì 13 novembre 2013
"Sto bendetto Satanismo"
Scrivo questo articolo sul cosiddetto Satanismo, soprattutto per buttar giù due righe una volta per tutte a riguardo. Ogni esperto di esoterismo ogni tanto riceve domande riguardo all’argomento, e puntualmente accade la scenetta:
“Be’, il discorso è lungo… ma cosa intende per Satanismo? Esistono vari modi di…”
“E’ uno tutto strano.”
“Che significa ‘tipo’ Satana?”
(2 giorni dopo, per sms) “Ah no scusa, non è satanista, aveva detto ESOTERISTA.”
Ok.
Poi altre frasi curiose, che riportiamo (esperienza diretta mia anche questa):
- “Conosco tre amici miei che adorano Satana ma sono bravissime persone”
(Ah, bene. Giocate insieme, basta che poi mettete a posto le ostie e il sangue di capra.)
- “Io simpatizzo per Satana ma sostanzialmente a modo mio, credo in Dio ma non nella Chiesa.”
(wow, un vero anticonformista. Ignorante, banale e confuso, ma anticonformista)
- “Il mio ragazzo adora il Diavolo.”
(Dicci cosa fa esattamente. Adora il Diavolo nel senso che ha letto Nietzsche e Milton insieme ed ha fatto un cocktail letterario e si sente un profeta tenebroso, oppure ti ha costretta ad accoppiarti con un ovino mentre lui guardava tutto con un cappuccio da boia? Sono due cose MOLTO diverse)
- “Credo in Satana perché rifiuto la morale religiosa.”
(Ah ottimo. Allora sei proprio cristiano. Gesù era in effetti un tipo scomodo e ribelle, detestato dalle autorità religiose dell’epoca, mentre di Satana c’è pochissima traccia nella Bibbia. Quindi hai sbagliato definizione, sei tecnicamente Cristiano)
Perciò, rimbocchiamoci le maniche, infiliamoci bene la camicia nella cintura e parliamo di questo benedetto Satanismo (ossimoro che noto comico solo dopo averlo scritto).
Ora qui non mi interessa rassegnare la storia del Satanismo o i vari nomi ufficiali di tale credo (ci sono molti libri su questo, che spiegano la sua storia e le differenze fra luciferisti, satanisti razionalisti ecc); ma piuttosto m'interessa chiarire un punto fondamentale:
il problema non è stabilire se il Satanismo sia giusto o sbagliato, ma constatare una certa confusione a riguardo, nell’opinione pubblica e nei satanisti stessi.
Almeno per la maggior parte.
A livello di opinione pubblica, la gente pensa subito alle Messe Nere, a torbidi rituali mangiabambini o sgozzavergini, e alle sette sataniche: per fortuna, e per buona pace di vergini e capre, le cose non stanno del tutto così: esiste tutta una gamma di satanismi, a volte anche molto diversi fra loro.
Quelli delle messe nere e degli scannamenti vari sono in effetti una parte criminale dei satanisti, non sempre nemmeno veri filosofi e spesso gente in cui il pretesto satanico è una sorta di confezione oscura per la pazzia.
Parleremo in seguito dei matti e dei criminali, ora vediamo semplicemente i tipi di Satanismo.
Si possono infatti dire cose pessime in nome di religioni positive, così come si può dire qualcosa di giusto adorando chissà come il Diavolo.
Ma vediamo perciò alcuni spunti dai vari satanismi, e parliamo di ipotetici satanisti “innocenti”, ossia gente che, senza macchiarsi di crimini semplicemente vuole adorare “Satana”.
Noteremo insieme che la grande pecca del satanista odierno non è tanto l’adorare Satana in sé, ma il dire cose che, quando sono giuste, sono in realtà già incluse in altre correnti più valide delle religioni o delle filosofie tradizionali.
Ad esempio:
- Satanisti che credono in Satana come Principe del Mondo:
Sono quelli che dicono “io rifiuto un Dio trascendente e dogmatico, e abbraccio la religione della vita, del piacere, dell’etica puramente umana e della dignità animale. E valorizzo la mia vita terrena, ottenendo beni concreti.”
Bene. Stanno adorando di fatto un Dio epicureo, immanentista, edonista, con una sfumatura di buon selvaggio, non tanto “Satana”. Che bisogno c’è di chiamarlo Satana?
Somiglia un po’, se vogliamo, all’idea che avevano i satanisti islamici, i poco noti Yezidi, una setta mediorientale che credeva in un Dio puramente trascendente ed in un Signore del Mondo immanente, appunto da essi associato alla rivalutazione positiva/neutra del Diavolo.
E gli Yezidi, se vogliamo, riprendevano quelle definizioni neotestamentarie cristiane, che parlano del Diavolo come Principe del Mondo (lo dicono sia Gesù, sia San Paolo), o se preferite, in Greco, Arconte.
In alcuni rituali di Magia, come riporta anche Paulo Coelho in Il Cammino di Santiago, evocare uno spirito guida diabolico sta semplicemente per evocare uno spirito astuto e mercante, esperto delle cose mondane, per avere aiuti contingenti. Un po’ come facevano i Romani col Dio Mercurio, patrono di ladri e commercianti, o i Greci con Hermes, spia per conto di Zeus negli affari sporchi e delicati.
Ma appunto, questa è l’Immanenza, non il Diavolo.
E peraltro, nelle sue forme dialettiche e avvocatesche, il Diavolo sembra più una figura logica e verbosa, che non un Dio sensuale e istintivo alla Dioniso o Fauno.
Come dice a Dante: "Non ti aspettavi che io fossi loico!".
Insomma, questo edonismo immanentista puoi chiamarlo Diavolo come potresti chiamarlo Bubu, o Paperino o Topolino.
- Satanisti da Liceo:
A proposito di Topolino…. C’è ovviamente la folla di quei satanisti alla moda che adorano Satana (o altra divinità, meglio se pittoresca) perché “dai buddhisti c’era fila” (Elio docet) e hanno semplicemente un diario da riempire di scritte.
Inutile dire che in adolescenza si adorano molte figure: Satana, Che Guevara, il cantante del momento o il personaggio di un videogioco. Insomma, se questo non li porta in qualche setta insana o in qualche turba psichica, direi che questi nemmeno possiamo chiamarli satanisti, e liquidarli con un bonario cenno della mano a mo’ di
“E vabbè so’ regazzi….”.
- Satanisti che adorano un Satana letterario o artistico:
Dato il carisma della figura ‘figa’ del Diavolo, e data anche la sua estrema versatilità (sia interpretativa, sia iconografica), si può vedere in Satana un eroe più o meno positivo, vuoi titanista e “tradito dal disegno divino” (Milton), vuoi illuminista (Carducci), vuoi romantica (i molti classici demoniaci, da Dracula ai vari diavoli innamorati, umanizzati o con una coloritura eroica).
Anche nel Metal, in campo musicale, il culto del Diavolo è molto relativo e da prendere con beneficio d’inventario, e vale quanto più o meno la dicitura Diablo sulla Lamborghini omonima, o lo stemmino Mephisto sugli indumenti.
Ma questi non sono adoratori del Diavolo in senso stretto: è un vezzo artistico.
L’eroe Daredevil, locuzione che sta per “scavezzacollo”, si fa chiamare Devil e indossa un costume rosso da diavolo – e mica è satanista.
Senza contare chi intende il Diavolo in senso commediografico, alla Benigni (il Piccolo Diavolo), alla Salemme (il Diavolo Custode), alla Machiavelli (Belfagor Arcidiavolo): lì si parla proprio di un personaggio farsesco, e non di Satana-Satana.
Addirittura, il sopracitato Milton era un puritano, quindi la sua empatia verso Satana era simbolica più che altro. E, a proposito di empatia, ricordiamo Simpathy for the Devil dei Rolling Stones.
- Satanisti che contrappongono il Diavolo alla morale cristiana:
Questi commettono un doppio errore: da un lato, essi raccolgono in un ‘pacchetto moralismo’ Dio, la morale ebraica, la morale cristiana e la morale cattolica. E dall’altra, sopravvalutano Satana come eversore morale, cosa che nella Bibbia non è tanto evidente.
Infatti:
1) A ben studiare la Bibbia, ci sono due forme divine che entrano in scena: Elohim e Yahweh, uno trascendente e uno legislatore. Il Dio sempre oltre e il Dio Geloso. Poi ci sono due ordini di morale: quella mosaica, coi precetti del Sinai e del Deuteronomio, con tutte le regole e regolette (che si possono interpretare più o meno esotericamente) e la morale cristiana, che supera i rituali ed è una morale del cuore. Addirittura, i 10 Comandamenti, letti in chiave esoterica, parlano proprio di libertà e di creatività, e non di moralismo, ma solo di Leggi Cosmiche, come sono leggi cosmiche il Tao o il Karma. Dulcis in fundo, c’è la differenza fra Cristianesimo delle origini e Cattolicesimo. Insomma: quale Dio? Quale morale? Quale Chiesa?
Nemmeno della croce rovesciata ci si può fidare!
-Dato che è uno dei maggior simboli della devozione a S. Pietro, che morì su una croce capovolta.
2) Il Diavolo, purtroppo per loro, compare molto poco nella Bibbia. E quando compare è discutibile stabilire chi sia. Il Serpente dell’Eden è Diavolo in un certo senso; Satana viene a volte presentato come uno degli spiriti alla corte divina, spesso scommettitore con Dio (vedi Giobbe o altri casi famosi); dei demoni anche non c’è una precisa genealogia che li riconduca per forza a Satana com’è inteso oggi.
Perfino quando si parla di Lucifero, ad esempio in San Paolo, il termine sembra palesemente ereditato dalla tradizione di chiamare così il pianeta Venere. Addirittura, quando nell’Antico Testamento si parla della caduta di Lucifero “figlio dell’Aurora” (Isaia, XIV, 12-15) si sta parlando della caduta di un re babilonese, e non di Satana.
Cristo stesso dice nell'Apocalisse (XXII, 16) “Io sono Lucifero”.
Gli antichi chiamavano Lucifero (latino) o Phosphoros (greco) Venere, che a parte Sole e Luna, è il secondo oggetto celeste più brillante dopo Giove, quindi un vice-Giove che si vede soltanto all’alba e al tramonto (essendo un pianeta con orbita più piccola di quella terrestre). Quindi era il nome per un astro appena sotto Giove, il cui splendore era limitato o “subordinato” a questi. Fortuna Major-Giove, Fortuna Minor-Venere.
Di qui l’usanza di paragonare Lucifero-Venere a personaggi “numero 2” per qualche ragione.
Insomma, è farraginoso andare a ravvisare la figura del Diavolo come la intendiamo oggi nella Bibbia. C’è più documentazione invece in leggende persiane (Ahriman) o arabe (Iblis, Angelo ribelle per non aver voluto adorare l’Uomo; diverso dai jinn che sono demoni-genii del Fuoco).
Per cui, dopo aver domandato “Quale morale?” dovremmo ben dire: “Quale Diavolo??”.
Come scrisse il mio maestro Igor Sibaldi, dire di essere Satanista è come dire di riconoscere solo un capitolo di Guerra e Pace: o hai validi motivi per adorare solo quel capitolo, oppure non ha senso.
- Satanisti che credono in divinità della Natura precristiane:
Di nuovo: se sei già pagano e adori Kerunnos, il Dio Cornuto dei Celti, o il greco Pan, perché scomodare il Diavolo? Sei pagano, fai il pagano. E oltretutto, ci sono leggende e figure sincretistiche fra Cristianesimo e Paganesimo, come San Cristoforo o Eisenhans, che avvicinano o identificano immagini di santità cristiana con l’Uomo Selvatico: onde per cui non solo questa idea del ‘Diavolo’ non è spiccatamente satanista, ma è addirittura per certi versi cristiano-sincretica.
Senza contare l'evidente analogia su molti aspetti di Dioniso e Cristo.
Potremmo dire efficacemente che il neo-satanista trova in tutto ciò PAN per i suoi denti!
- Satanisti che adorano qualcosa di simile al Diavolo nel contesto di un sincretismo:
è il caso degli adepti della Santeria, del Candomblé, del Voodoo e di culti che, al loro interno, presentano somiglianze almeno suggestive, o esteriori, formali, con l’idea di pratica satanica.
Ad esempio, nel Candomblé haitiano, fra i vari Orishà (divinità locali) c’è un certo Exu (Eshù) che per certi versi ricorda il Diavolo, per altri Hermes, o il Loki scandinavo, o il Trickster (briccone divino).
Però Exu non è davvero come il Diavolo cristiano: infatti il suo potere permea, secondo la loro teologia, alcuni fenomeni naturali, alcuni elementi, animali, azioni ecc, qualificandolo in un pantheon con una dignità cosmica maggiore di quella di Satana.
Però va detto che questi culti, come la Santeria, sono poco attendibili come teologie: magari hanno il loro fascino e perfino una loro bontà, ma consistono di per sé in culti importati dall’Africa, mescolati con culti locali del SudAmerica, e anche con una serie di superstizioni e associazioni ideali fra folklore e Cristianesimo. In questa profusione di Madonne, rosari, Orishà, Tabacco, Rum, bamboline chiodate e gallinacei variamente impiegati, è difficile tracciare linee teologiche vere e proprie.
Ribadisco: non ho nulla contro il Candomblé (l’ho anche studiato con interesse per un periodo), ma non è proficuo portarlo ad esempio teologico.
E quindi, anche il semi-satanista voodoo fa prima a dirsi voodoo che satanista.
- Satanisti che adorano Satana come principio di “perdizione che conduce alla liberazione”:
Sono quelli che chiamano Satanismo una via spirituale perigliosa e immanente/trascendente, in cui le stesse forze che conducono al Peccato o alla perdizione, possono se ‘cavalcate’ condurre alla Salvezza o all’Illuminazione.
Perfetto. E’ il Tantrismo, non serve chiamarlo Satanismo (o Bubu, come dicevamo).
Infatti nella famosa Via della Mano Sinistra è proprio così.
“Con la Passione ci si lega al Mondo, e con la Passione ci si libera” (Hevajra Tantra)
Trasformare il veleno in farmaco e compagnia bella. Appunto, è già il Tantrismo.
Tutta la serpentaggine dell’idea è stata già spiegata nella Kundalini, nel rapporto fra Shiva e Shakti, eccetera. Anche qui, nessuna novità ‘satanica’.
- Satanisti “alchemici”:
Sono quegli studiosi di occultismo che hanno un’idea del Diavolo correlata a particolari simbolismi alchimistici, tarologici o comunque ad un’iconografia simbolica di questa radice. Possono spiegarti la differenza fra Diaballein e Symballein (il Dia-volo divisione, il Sim-bolo collegamento). Possono girare per la strada con un anello d’argento a forma di Bafometto, e se chiedi loro perché hanno un demonio sulla mano, ti faranno un trattato di Alchimia e Cabala, e ti mostreranno anche il ciondolo Rosa+Croce o il Rebis androgino sull’altra mano.
Semplicemente, si tratta di studiosi ispirati a Wirth, a Jodorowsky o a maestri simili, che 9 volte su 10 col satanismo comunemente inteso non hanno niente a che fare.
- Satanisti settari:
Ecco, nel caso delle sette sataniche, bisogna prestare attenzione alla gravità praticamente ex aequo delle due parole: SETTA-satanica. Per l’esser setta, parte già male. Sono pericolose le sette di qualunque tipo, da quelle cristiane a quelle massoniche a quelle ispirate a Gurdjeff: il fatto che sia satanica vi aggiunge più che altro il rischio di pesanti equivoci filosofici e dottrinali alla base, se non una pretestuosa copertura occultistica per mere azioni criminali (nelle sette, tutte, il plagio è norma).
Io consiglio di evitare in generale le sette, e parliamo in breve dell’aspetto criminale:
- Satanisti “acidi” o criminali:
Per la legge è lo stesso se uccidi in nome di Dio, di Allah o di Satana o di Quirino: una volta che hai ucciso un tizio per immolarlo al Diavolo, in galera puoi tranquillamente rimanere delle tue idee circa la tua personale religione.
Legalmente parlando, non frega niente a nessuno di te come filosofo.
‘In cuor tuo’ puoi adorare chi vuoi, basta che non rompi le palle, per la legge: fa parte del concetto di Stato laico.
In effetti, si può uccidere per svariati Credo; unica differenza è che, ovvio, il culto di Satana presta intuitivamente il fianco al fanatismo o alla pazzia di un matto, che può trovarvi pretesti o incentivi per le sue tendenze dovute già a pazzia, droga o altri disturbi.
Per quanto si possa uccidere in nome di Gesù, queste cose andavano di moda qualche secolo fa, e oggi uno psicopatico in vena di sgozzamenti difficilmente troverà comprensione in un gruppo di ciellini o di evangelici pentecostali. Invece potrà trovare una leccornia di idee nel Satanismo estremo.
Quindi in questo caso non è di aiuto tirare in ballo la teorica validità filosofica dell’Alto Satanismo, perché il soggetto avrà agito o con un semplice pretesto religioso (su una base di pazzia sua) o addirittura, per chi ci crede, invasato da forze che era meglio non andare a disturbare.
E qui veniamo all’argomento:
Oltre all’equivoco filosofico, c’è un altro pericolo annesso alla pratica cosiddetta satanista:
vuoi per l’inevitabile “rivolgersi in basso” del Satanismo (come che sia), vuoi per il quasi immancabile corollario di nozioni spiritiche, pratiche magiche varie e apertura alle forme a-morali, estatiche e promiscue di ritualità, è molto facile che il satanista vada a svegliare materiale psichico di antipatica gestione.
NOTA: Quando parlo di a-morale mi riferisco qui alle tendenze nichilistiche e caotiche di alcune dottrine, e non alla sovra-morale dei livelli superiori delle religioni.
E’ noto che la differenza fra Magia Bianca e Magia Nera (ma anche Rossa) o fra Teurgia e Magia Goetica, sta non tanto nelle leggi di base quanto nell’affidarsi a circuiti e carburanti (per usare una metafora motoristica) più o meno salubri.
La metafora da meccanico è utile: non esiste una Meccanica Bianca e Nera: la Meccanica in generale spiega come funziona una macchina, poi a seconda della buona coscienza del meccanico, si può mettere in strada un veicolo ben montato, o un pericoloso bolide alimentato male, col motore assemblato male, che va velocissimo ma rischia di fondere o esplodere al minimo errore del pilota.
E’ lo stesso per la Magia e per le pratiche spirituali.
Diciamolo in due ‘versioni’, una soft per gli scettici, e una a formula piena, papale papale (letteralmente):
- VERSIONE SOFT
Chi pratica rituali o di Magia Nera, o di Satanismo, o di qualsiasi Via che si rifà a forze “infere” in senso anche simbolico (ad esempio, il Voodooo), facilmente (non sempre) può andare a smuovere propri complessi psicologici, tendenze caotiche, o anche una semplice bassezza di mire. Per dirne una: l’esaudimento di desideri malposti o vili, che nella preghiera e nella Magia bianca sono soggetti a filtri di perfezionamento molto astuti. Invocare uno spirito per ottenere beni ingordi o di bassa lega, o il male di qualcun altro, o un legamento d’amore (tutte cose proibite in Magia Bianca), anche senza parlare dell’efficacia di tali pratiche, anche solo su un piano razionalista, si correla sempre a cattive disposizioni d’animo. Prova ne è la fragilità psichica che conduce ad affidarsi a certi stregoni di dubbia levatura, ed anche la fragilità con cui si riparte da loro.
- VERSIONE PIENA
Chi pratica rituali di Magia Nera, Satanismo o di qualsiasi Via che si rifà a forze “infere” (tipo Voodoo), spesso va a richiamare spiriti, forme-pensiero, non dico Satana in persona, ma anche umilmente la robaccia psichica di un gruppo, un egregoro di qualche sorta, attirandosi nevrosi, psicosi o problemi di varia natura.
Come disse Padre Nanni, un esorcista molto in gamba che ho avuto il piacere di incontrare tempo fa ad una conferenza, "fare affari col Diavolo è come fare affari con la Mafia."
Per cui, concludiamo dicendo che quando si parla di Satanismo, si parla di molte sfumature: nel migliore dei casi, si tratta di cose o già dette da altre dottrine (motivo per rifarsi ad essere, visto che sono più complete) o fraintese. Nei casi peggiori, si tratta di cose buttate su un piano che esula dal Satanismo “filosofico”, per andare sul piano del settarismo, della criminalità o dell’invasamento.
Io personalmente non sono Padre Amorth: se ti piace l’anello col Bafometto posso trovarlo figo anch’io; se cominci con le immolazioni di capre, più che altro per il bene della capra, ti consiglio di sorvolare....
Importante: sapere di cosa si sta parlando!
Vi suggerisco anche qualche cenno bibliografico in estrema sintesi:
Leggete per bene:
Igor Sibaldi;
i libri di Massimo Introvigne;
i classici 'oscuri' Anton La Vey e Alesteir Crowley, ovviamente (per sapere almeno cosa dicono);
J. Evola (specialmente a riguardo ad es. "Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo").
E naturalmente le Scritture sacre del Mondo, a patto di farlo con una buona esegesi.
Forza & Onore amici!
A presto
Antares Y
lunedì 14 ottobre 2013
DMC: Combattimento Dinamico Medievale
Sono fiero di presentarvi questo corso retto da me ed altri amici, come i Maestri Matteo Pratellesi, Chiara Carotti ed Alessandro Mattei.
Siamo tutti eclettici, Pratellesi è maestro di Karate e Kobudo, come la nostra amica Carotti, mentre Mattei viene dalla tradizione del Nippon Kempo. Abbiamo pensato di creare questo corso in seno alle nostre attività marziali, per esprimere il parallelo e l'integrazione con le Arti occidentali, sempre più studiate ma ancora "di nicchia".
Non si tratta di rievocazione storica, bensì di combattimento, cioè facciamo nostro tutto ciò che riscontriamo essere efficace e sensato con le armi occidentali (in base a testi classici come il Flos Duellatorum, il Trattato Vadi o il Talhoffer o molti altri libri d'epoca). Non ricerchiamo la filologia dei costumi o la ricostruzione d'epoca, ma proprio, appunto, l'Arte della Lotta Occidentale Medievale.
Il corso ospiterà anche elementi di METRAMODIS, la mia meditazione guerriera di cui vi ho già parlato.
Del resto mi è caro e propizio, partendo il 30 Ottobre, l'indomani del mio compleanno, e uno dei giorni del mio Angelo Paladino Yelahiyah.
Segno del Fato?
Almeno credo!
Seguiranno altri articoli sulla nostra attività.
Forza & Onore!
Antares
domenica 28 luglio 2013
Le ragioni della forza: il valore psicomagico dell'Azione
La civilizzazione giunge facilmente ad un punto in cui demonizza la forza, reputandola antitetica alla Ragione e al Diritto. Questo accade perché il principio alla base della concezione civile/giuridica della vita è:
“Non si deve fare una cosa perché qualcuno la impone, ma perché astrattamente è corretta”.
In realtà, se andiamo a vedere come la pensavano gli antichi, scopriamo delle sorprese interessanti:
1 - L’idea di “civiltà” e di “umanità” antica era un po’ diversa da quella attuale: ad esempio, per essere un gentiluomo anticamente, dovevi essere armigero e “violento” secondo i canoni moderni. L’uomo completo aveva sempre anche una formazione marziale: non tutti sanno che moltissimi grandi della Storia, anche insospettabili, erano duellatori e spadaccini dalla tenzone facile (Lincoln, ad esempio, conquistò la moglie duellando).
2 – C’è un aspetto simbolico e magico nella cosiddetta forza o violenza, e ne parleremo estesamente in seguito: esistono dei livelli della psiche che solo la “violenza” (badate alle virgolette) riesce ad esprimere.
3 – Esisteva eccome un “diritto” che escludeva a priori il banale primato della forza bruta: era il concetto di VALORE. Gli antichi non erano mica scemi: lo capivano che la giustizia non dipende dalla mera fisicità del contendente! Ovvio. Infatti per l’uomo tradizionale non è la vittoria tecnica, o la forza “meccanica” la cosa da dimostrare, bensì il valore del guerriero, che consta di varie sfumature: forza d’animo, generosità, stile, drittura, passione, onore, coraggio (anche nel combattere coerentemente contro avversari più forti) e così via.
Quindi non è che la civiltà giuridica abbia inventato l’idea di “andare oltre la forza bruta”: era già intrinseco al concetto Valore.
Anche quando si guardava all’esito di uno scontro, come nel ‘giudizio di Dio’ a duello, non era per via della legge del più abile o del più forte, ma era in un senso più fatalista e che comunque si rimetteva espressamente ad un verdetto divino. Parlerò in seguito anche delle varie regole e usanze del duello, e vedremo bene come il Cavaliere sia sempre stato distinto dal semplice bellimbusto rissoso. Quindi in nessuna cultura antica troviamo quel banalissimo concetto mal-darwinista che è la famigerata ‘legge del più forte’.
Ora: ho detto poco fa che esiste un aspetto simbolico nella cosiddetta “violenza”:
un giorno arriva un poliziotto aitante, che prende il malvagio e, semplicemente, lo gonfia di botte e lo arresta.
Cos’è accaduto?
Beh, agli occhi del civilista, è accaduto un qualcosa di “purtroppevole”, ossia una persona è dovuta intervenire purtroppo in modo manesco, per necessità, quando sarebbe stato molto meglio spiegare che, con o senza forza, non è giusto maltrattare i bambini. Dal punto di vista civile-puro, è un fallimento filosofico. Perché è come quando le femministe dicono “non dovete insegnare alle donne a non provocare, ma dovete insegnare agli uomini a non stuprare” (o anche: “non dovete reprimere ma educare”).
Invece, dal MIO punto di vista (e col mio punto di vista viene quello tradizionale) al bambino di cui sopra è accaduta una cosa meravigliosa: un principio guerriero bello (il poliziotto) ha pestato il cattivo.
L’anima del bambino questa cosa l’ha recepita perfettamente.
Gli rimarrà sempre.
Più chiaro di qualunque discorso, e catartico.
E’ come nella Psicomagia di Jodorowsky: parlare il linguaggio dell’inconscio consente di agire con esso.
E’ il Teatro della Vita: esistono delle azioni che palesemente mettono in scena dinamiche cosmiche.
Come la fuitina, che oltre ad essere un’usanza spiegabile socialmente (la verginità, la famiglia ecc.), è anche un mettere in scena qualcosa che ha rimandi mitici (proprio in Sicilia, Plutone rapì Proserpina, a Enna).
C’è sempre più che della semplice politica, nelle cose.
Questo bisogna capirlo bene.
Esistono 3 livelli di un’azione:
ENERGETICO/ARCHETIPICO
MENTALE
PRAGMATICO
Il livello pragmatico, nell’esempio, è: “Il poliziotto fattivamente ha ottenuto l’effetto sperato. Avoja a chiacchere, dice il romano: l’intervento, leggi o non leggi, ha ottenuto un risultato concreto.”
Il livello mentale sarebbe tutto il dibattito su cosa è diritto e cosa no, su cosa è violenza e cosa no, e su come trovare dei parametri astratti per la violenza sui minori – il che non solo è una piccola striscetta filosofica fra i due livelli a fianco, ma è anche altamente soggetto all’opinione e al dibattito culturale.
Infatti, filosoficamente e giuridicamente, può essere difficile stabilire alcune cose: ad esempio, la differenza fra un dodicenne guerriero fra i barbari del Nord pagano, e un bambino-soldato moderno. Per dirne una.
Non sto giustificando l’impiego di bambini soldato: sto dicendo che la parte mentale-filosofica di un problema è sempre la più farraginosa e la più opinabile: generalmente, tende a servire convinzioni già date.
Tant’è che le leggi delle varie civiltà sono spesso derivanti più da fedi e dogmi, giustificati e razionalizzati, che non da ragionamenti puri: infatti la sacralità di certe cose alla base della democrazia, per esempio, è indimostrabile.
E poi c’è il livello energetico-archetipico:
il livello archetipico sta per: “A prescindere dal dato tecnico dell’arresto del cattivo, c’è all’opera un simbolo. C’è una dinamica mitologica in corso, che soddisfa il cuore”.
La Forza ha questo potere: agisce contemporaneamente sul piano pragmatico e simbolico, e il mentale si adatta.
Un’idea ha forza e carisma quando tocca pragmatico e simbolico:
Il leader che parla alla massa è un simbolo, non solo una funzione sociale.
La mania moderna di intellettualizzare le cose ha portato a sopravvalutare quella striscetta ammortizzante e burocratica che è il livello mentale di cui parlavamo sopra.
E poi ci fanno le leggi!
Così poi ti ritrovi una cricca di opinionisti che discutono delle quote rosa, e lo psicopatico libero che uccide la moglie: perché?
Perché voi state masturbando l’aspetto mentalista della questione, quando un samurai l’avrebbe risolta con un colpo netto di spada, seguito da un rapido scrollo di sangue e un rinfodero.
Senza complimenti.
Si chiama Iaido: l’arte Zen di sfoderare.
E’ esattamente quello che hanno sempre detto tutti i guerrieri spirituali della Storia:
il samurai che “svuota la mente e si centra in se stesso”….
(come dice Katsumoto ne L’Ultimo Samurai, “riconoscere la Vita in ogni vita che prendiamo, questo è Bushido”)
Il cavaliere che dedica la spada alla dama e a Dio (tradotto: all'amore passionale, e alle causalità superiori di cui è agente)…
Arjuna il guerriero indiano, che supera i propri dubbi sulla guerra accettando la parola di Krishna….
Il cacciatore pellerossa che considera la sua caccia tutt’uno col Grande Spirito….
e così via.
Ecco, se questa è “violenza”, allora sono decisamente un violento.
E in uno dei prossimi post, riprenderemo il discorso del duello e dell’onore, che ho trattato già altrove.
Forza & Onore, a presto amici!
“Non si deve fare una cosa perché qualcuno la impone, ma perché astrattamente è corretta”.
Tradotto in soldoni, con un esempio pratico, una persona non è tenuta a girare armata per difendere la propria incolumità, ma sei tu che, per principio, non devi aggredirla.
E a volte, la smania di astrarre il diritto legalitario dalle cose, spinge persone teoricamente "pacifiste" ad aggredire smisuratamente chiunque possa rappresentare un esempio di pensiero forte o come suol dirsi reazionario.
In generale, il sociale odia e teme l'Individuo e la sua potenza autonoma.
Herbert Marcuse ebbe a notare questo fatto, in un passo di Eros e Civiltà:
più aumentano le istanze del Super-Io e del controllo sociale, più inevitabilmente aumenta la voglia di contrastare e punire l'Io e l'Es.
Come l'asceta maltratta il corpo e lo odia, pur dicendo di superarlo soltanto, così chiunque sia nonviolento e legalitario tenderà a bacchettare e odiare chiunque sappia anche solo vagamente di forza.
Lo si nota benissimo anche in molte persone umaniste e votate al sociale, che hanno sprazzi di odio verso alcune figure autoritarie o patriarcali, che spiazzano per cattiveria e sorprendente odio.
In azzurro: nota astrologica:
E a volte, la smania di astrarre il diritto legalitario dalle cose, spinge persone teoricamente "pacifiste" ad aggredire smisuratamente chiunque possa rappresentare un esempio di pensiero forte o come suol dirsi reazionario.
In generale, il sociale odia e teme l'Individuo e la sua potenza autonoma.
Herbert Marcuse ebbe a notare questo fatto, in un passo di Eros e Civiltà:
più aumentano le istanze del Super-Io e del controllo sociale, più inevitabilmente aumenta la voglia di contrastare e punire l'Io e l'Es.
Come l'asceta maltratta il corpo e lo odia, pur dicendo di superarlo soltanto, così chiunque sia nonviolento e legalitario tenderà a bacchettare e odiare chiunque sappia anche solo vagamente di forza.
Lo si nota benissimo anche in molte persone umaniste e votate al sociale, che hanno sprazzi di odio verso alcune figure autoritarie o patriarcali, che spiazzano per cattiveria e sorprendente odio.
In azzurro: nota astrologica:
In un certo senso, l’individualismo e la forza sono sempre antitetici alle ragioni del collettivo e della giurisdizione, basta notare come in Astrologia, ad esempio, che è davvero “Scienza delle Dialettiche”, Leone e Ariete (due Segni molto individualisti) siano opposti rispettivamente ad Aquario e Bilancia, cioè ai Segni più collettivisti ed equilibrati. In generale, tutti i Segni molto forti e dominatori (oltre ai due sopracitati, anche Scorpione e Capricorno) si oppongono immancabilmente a valori più dolci, riflessivi e introspettivi: è quindi una regola cosmica che l'Individuo, la sua forza e "prepotenza", sia l'opposto della comoda coesistenza e del pacifismo. La natura stessa dell'Individuo è in qualche misura ribelle e indomita.
Ottenere una cosa con la forza, anche discorsivamente, suona come un non saperla ottenere altrimenti: se parli a nome della forza, c’è sempre qualcuno che ti contesta il “non saper usare altro”, come se la forza fosse il rifugio dei poveri di ingegno.
In realtà, se andiamo a vedere come la pensavano gli antichi, scopriamo delle sorprese interessanti:
1 - L’idea di “civiltà” e di “umanità” antica era un po’ diversa da quella attuale: ad esempio, per essere un gentiluomo anticamente, dovevi essere armigero e “violento” secondo i canoni moderni. L’uomo completo aveva sempre anche una formazione marziale: non tutti sanno che moltissimi grandi della Storia, anche insospettabili, erano duellatori e spadaccini dalla tenzone facile (Lincoln, ad esempio, conquistò la moglie duellando).
2 – C’è un aspetto simbolico e magico nella cosiddetta forza o violenza, e ne parleremo estesamente in seguito: esistono dei livelli della psiche che solo la “violenza” (badate alle virgolette) riesce ad esprimere.
3 – Esisteva eccome un “diritto” che escludeva a priori il banale primato della forza bruta: era il concetto di VALORE. Gli antichi non erano mica scemi: lo capivano che la giustizia non dipende dalla mera fisicità del contendente! Ovvio. Infatti per l’uomo tradizionale non è la vittoria tecnica, o la forza “meccanica” la cosa da dimostrare, bensì il valore del guerriero, che consta di varie sfumature: forza d’animo, generosità, stile, drittura, passione, onore, coraggio (anche nel combattere coerentemente contro avversari più forti) e così via.
Quindi non è che la civiltà giuridica abbia inventato l’idea di “andare oltre la forza bruta”: era già intrinseco al concetto Valore.
Anche quando si guardava all’esito di uno scontro, come nel ‘giudizio di Dio’ a duello, non era per via della legge del più abile o del più forte, ma era in un senso più fatalista e che comunque si rimetteva espressamente ad un verdetto divino. Parlerò in seguito anche delle varie regole e usanze del duello, e vedremo bene come il Cavaliere sia sempre stato distinto dal semplice bellimbusto rissoso. Quindi in nessuna cultura antica troviamo quel banalissimo concetto mal-darwinista che è la famigerata ‘legge del più forte’.
Ora: ho detto poco fa che esiste un aspetto simbolico nella cosiddetta “violenza”:
è una cosa che sfugge alla mentalità scarna di chi lotta contro le tradizioni ritenendole primitive, ma che vi spiegherò con un esempio:
supponiamo che un bambino subisca angherie e violenze da un tutore crudele; un giorno arriva un poliziotto aitante, che prende il malvagio e, semplicemente, lo gonfia di botte e lo arresta.
Cos’è accaduto?
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| Alejandro Jodorowsky, ideatore della Psicomagia e genio eclettico |
L’anima del bambino questa cosa l’ha recepita perfettamente.
Gli rimarrà sempre.
Più chiaro di qualunque discorso, e catartico.
E’ come nella Psicomagia di Jodorowsky: parlare il linguaggio dell’inconscio consente di agire con esso.
E’ il Teatro della Vita: esistono delle azioni che palesemente mettono in scena dinamiche cosmiche.
Come la fuitina, che oltre ad essere un’usanza spiegabile socialmente (la verginità, la famiglia ecc.), è anche un mettere in scena qualcosa che ha rimandi mitici (proprio in Sicilia, Plutone rapì Proserpina, a Enna).
C’è sempre più che della semplice politica, nelle cose.
Questo bisogna capirlo bene.
Esistono 3 livelli di un’azione:
ENERGETICO/ARCHETIPICO
MENTALE
PRAGMATICO
Il livello pragmatico, nell’esempio, è: “Il poliziotto fattivamente ha ottenuto l’effetto sperato. Avoja a chiacchere, dice il romano: l’intervento, leggi o non leggi, ha ottenuto un risultato concreto.”
Il livello mentale sarebbe tutto il dibattito su cosa è diritto e cosa no, su cosa è violenza e cosa no, e su come trovare dei parametri astratti per la violenza sui minori – il che non solo è una piccola striscetta filosofica fra i due livelli a fianco, ma è anche altamente soggetto all’opinione e al dibattito culturale.
Infatti, filosoficamente e giuridicamente, può essere difficile stabilire alcune cose: ad esempio, la differenza fra un dodicenne guerriero fra i barbari del Nord pagano, e un bambino-soldato moderno. Per dirne una.
Non sto giustificando l’impiego di bambini soldato: sto dicendo che la parte mentale-filosofica di un problema è sempre la più farraginosa e la più opinabile: generalmente, tende a servire convinzioni già date.
Tant’è che le leggi delle varie civiltà sono spesso derivanti più da fedi e dogmi, giustificati e razionalizzati, che non da ragionamenti puri: infatti la sacralità di certe cose alla base della democrazia, per esempio, è indimostrabile.
E poi c’è il livello energetico-archetipico:
il livello archetipico sta per: “A prescindere dal dato tecnico dell’arresto del cattivo, c’è all’opera un simbolo. C’è una dinamica mitologica in corso, che soddisfa il cuore”.
La Forza ha questo potere: agisce contemporaneamente sul piano pragmatico e simbolico, e il mentale si adatta.
Un’idea ha forza e carisma quando tocca pragmatico e simbolico:
Il leader che parla alla massa è un simbolo, non solo una funzione sociale.
Il marine che bacia l’infermiera nella celebre foto, incarna la fine della II Guerra Mondiale più della politica.
E ci sta bene così. La mania moderna di intellettualizzare le cose ha portato a sopravvalutare quella striscetta ammortizzante e burocratica che è il livello mentale di cui parlavamo sopra.
E poi ci fanno le leggi!
Così poi ti ritrovi una cricca di opinionisti che discutono delle quote rosa, e lo psicopatico libero che uccide la moglie: perché?
Perché voi state masturbando l’aspetto mentalista della questione, quando un samurai l’avrebbe risolta con un colpo netto di spada, seguito da un rapido scrollo di sangue e un rinfodero.
Senza complimenti.
Si chiama Iaido: l’arte Zen di sfoderare.
E’ esattamente quello che hanno sempre detto tutti i guerrieri spirituali della Storia:
il samurai che “svuota la mente e si centra in se stesso”….
(come dice Katsumoto ne L’Ultimo Samurai, “riconoscere la Vita in ogni vita che prendiamo, questo è Bushido”)
Il cavaliere che dedica la spada alla dama e a Dio (tradotto: all'amore passionale, e alle causalità superiori di cui è agente)…
Arjuna il guerriero indiano, che supera i propri dubbi sulla guerra accettando la parola di Krishna….
Il cacciatore pellerossa che considera la sua caccia tutt’uno col Grande Spirito….
e così via.
Ecco, se questa è “violenza”, allora sono decisamente un violento.
E in uno dei prossimi post, riprenderemo il discorso del duello e dell’onore, che ho trattato già altrove.
Forza & Onore, a presto amici!
sabato 13 luglio 2013
Tradizione è chiamare le cose col loro nome - in libertà
Quando si discute con qualcuno che attacca le tradizioni, spesso ci si sente accusare di voler imporre un punto di vista, o di far rientrare in uno stereotipo le persone. Come se una legge sacra (come un comandamento, o come le leggi del maschile e del femminile) fosse contraria alla varietà umana.
Ovviamente, non è vero. Gli archetipi non sono solo stereotipi.
Stereotipi? Non sembrano male! Una cosa che non tutti hanno ben chiara quando si parla di Leggi Sacre, è che non si tratta di imposizioni, ma di leggi di fatto. Come quelle fisiche.I Comandamenti biblici, per esempio, non sono all’imperativo: sono all’indicativo.“Tu non hai altro Dio fuori da Dio” – ma non è che te lo impone: non lo hai, accorgitene: Dio è così grosso che non puoi mancarLo. E così via.Idem per le regole sul maschile e sul femminile, che oggi sono protagoniste di dibattiti un po’ schizofrenici:da un lato, la Scienza spiega continuamente cosa è geneticamente Yin e Yang (darwinismo, genetica ecc); dall’altro lato, i relativisti più caotici vorrebbero dimostrare che la varietà umana sopraffà le leggi, e che quindi sia relativo il sesso, il genere, e tutto.Gli antichi erano più saggi e anche più aperti di mente:non dicevano mica che tutti siamo uguali. Dicevano che alcune forze funzionano in un certo modo: liberissimi di avere poi quelle forze miscelate a modo vostro.
Anzi: proprio gli antichi hanno sempre detto e ribadito che si agisce in nome di un Daimon, di una Vocazione, spesso anche vediamo eroi irriverenti e “peccatori” (Cristo, Indra, Shiva, tutti gli eroi “scandalosi”), che agiscono col cuore e da individui.Ma questo non contrasta affatto con le Leggi, è tutt’uno con esse.
E’ come per le analisi del sangue: il Ferro funziona, con l’Emogliobina, in un tale modo.Puoi sicuramente averne poco o tanto, e alcuni organismi non hanno sangue.Ma il Ferro è Ferro. E se vieni a dirmi che è Rame, ti dico “no.”Idem per la Sessualità:mi va bene dire che alcune donne sono Yang e alcuni uomini sono Yin, ma infatti sono atipici.Le antiche e sagge regole dell’Astrologia, ad esempio (che è stata definita da Hillman una Psicologia “non normalizzante e non moralizzante”, giustamente), spiegano le dinamiche sessuali dell’Individuo parlando di ‘esilio’ e ‘caduta’, o ‘domicilio’ ed ‘esaltazione’: ossia, di posizioni in cui un certo Pianeta (un Dio ossia un Principio Psichico-Cosmico) è al suo minimo o al suo massimo. Per cui, un Mercurio in Pesci esiste, ma è un “anti-Mercurio”, cioè una posizione di Mercurio spuria, in cui le qualità di quel pianeta emergono poco, o quantomeno deformate.Quindi le Leggi danno conto delle diversità umane, però sotto certe linee guida universali.
Per la mentalità dell’uomo antico, tutto si può fare, però le cose hanno un nome.
L’uomo non ha le ali: questo non vuol dire che non possa volare: presa nota di come funziona l’Aria, e di qualche nozione di Aerodinamica, inventa l’Aereo e vola. Questo però non vuol dire che le leggi di natura non esistano! Vuol dire che, in armonia con quelle leggi, lui sforzandosi riesce a volare artificialmente.Oggi invece, il progressista nella sua ignoranza misero-eversiva (cioè eversiva senza poterselo permettere) va a dire che proprio le leggi non esistono: cioè, non si accontenta di dire “l’Ermafrodito è parte uomo e parte donna” (con buona pace sua!), ma vorrebbe strafare e dire “Non esistono uomo e donna: chiamiamoli A, B e C e quant’altro). Di qui i deliri come:
“Padre e Madre facciamoli Genitore A e Genitore B”o “Il sesso e il genere sono due cose diverse” (sic!)Perché non chiamare i due sessi Cip & Ciop? Forse temono di offendere la non trascurabile minoranza dei roditori bisessuali? Eh scusate, non ci avevo pensato!
Ecco perché i “comandamenti” delle tradizioni antiche sono più intelligenti e più liberali dell’ideologia progressista: perché sanno di cosa stanno parlando, e ti spiegano gli ingredienti della Realtà.I binomi fondamentali.Le leggi di sostanza.Fermo restando che, in fondo, anche senza conoscere leggi e assiomi, basterebbe il senso della Bellezza e dell’Energia a scegliere certe espressioni vitali (come l’amore romantico), ma questo è un altro discorso.Basti dire, in sintesi, che denigrare come “cliché” o stereotipi i ruoli classici è un bieco sminuirli, perché se io li chiamo “polarizzazione forte” suona in tutt’altro modo!No, noi tradizionalisti non siamo per i cliché: siamo per l’Energia potente, contro l’entropia.
Senti come suona bene ora?Capita spesso di parlare coi soliti “rivoluzionari” alla codicedavinci che tirano fuori qualche società o del passato o dell’attualità, che sembra sovvertire le regole occidentali: parli con una femminista, e ti tira fuori una sperduta tribù in cui l’eredità è matrilineare, oppure un certo imperatore che sposò una prostituta dimostrando scarsa gelosia d’onore patriarcale. Parli con un nudista, e ti cita popoli che vivono nudi.Parli con l’alfiere del gay pride, e ti tira fuori i Greci.A parte il fatto che per un esempio “sovversivo” ce ne sono cento che confermano la tradizione….Ma se uno ha un minimo di cultura vera, sa che tutto il Mondo è paese:
grossomodo, a ben guardare, le Leggi che tutti conosciamo sono ovunque confermate.
Ad esempio:
- quel tale popolo sì, vive in nudità, ma infatti ha dei tabù compensativi clamorosi: come per esempio alcuni popoli in cui non c’è contatto fisico se non fra coniugi o parenti. Oppure, in alcuni popoli c’è una cintura simbolica che non copre niente ma segnala il pudore.- I Greci sì, accettavano ampiamente la pederastia, e anche altri popoli, però non solo questo ha delle costanti precise (alcune culture sono “più gay” di altre, e questo ha delle ripercussioni evidenti nelle idee, nell’arte e nelle sorti) ma inoltre anche nella pederastia erano rispettate delle leggi. Tant’è che i Romani disprezzavano il passivo ma non consideravano “checca” l’attivo. Quindi ANCHE nell’apparente relativismo c’erano dei must.- Presso la tale tribù l’eredità è materna e non paterna: e allora? Sola mater certa. Si vede cahe vogliono andare sul sicuro. Ma questo non significa niente sulle dinamiche fondamentali. Se pure in una certa tribù sembrano “comandare le donne”, evidentemente comanderanno a un livello ritenuto accettabile da ambo i sessi.
Forza e Onore!
- Un certo re ha sposato una prostituta? Be’, fatti suoi. Io non lo conosco di persona: uno può mettersi vicino una donna per tanti motivi, magari lui era uno che amava sfoggiare la donna discussa al proprio fianco. Oppure era scambista. Oppure era poco aggressivo e non sentiva competizione con altri maschi (il potere politico non coincide col potere animale, è evidente). Oppure se la teneva vicino come alleata ma poi adorava un’altra moglie più mite. Oppure che ne so, magari ci soffriva e non lo dava a vedere! In ogni caso, non dimostra nessuna “sovversione”.- Alcune regole moderne sono il frutto di una studiata “oppressione patriarcale”? Oddio…. Guardate, se c’è una cosa che la Storia dimostra, è che è difficilissimo opprimere a lungo alcunchì… voglio dire, è imbarazzante sostenere l’ipotesi che un’oppressione anti-spontanea e innaturale vada avanti da millenni. Dittature anche belle forti sono durate una ventina d’anni! Suvvia.Ma i progressisti sono così: continuano a dire che i serpenti strisciano in seguito ad un bieco complotto degli uccelli, invidiosi della loro agilità.Questo non turba minimamente ne’ serpenti ne’ uccelli, che continuano a fare come fanno per Natura.
Antares
mercoledì 23 gennaio 2013
Metramodis a Roma, l'arte della spada come meditazione
L'Associazione VRADIA di Roma ospita il 15 Febbraio 2013 una mia conferenza in cui spiegherò i fondamenti del Metramodis (la MEditazione TRAmite MOvimenti DI Spada).
L'evento è intitolato "La Psiche del Guerriero", come le conferenze di Ottobre scorso, dacché affronterò i temi dei benefici dell'Arte della Spada su vari piani: fisico, mentale, simbolico e spirituale.
La conferenza, gratuita, introduce al seminario che si svolgerà il 24 Febbraio.
Prenotazione obbligatoria.
Info: 329-1553526
Info: 329-1553526
COS'E':
Il Metramodis consiste in una serie di esercizi ideati e guidati da me, che prende le mosse da un percorso che include le conoscenze della Psicologia, delle Arti Marziali, e delle tradizioni esoteriche (Astrologia, Alchimia, Cabala, Tarologia, Meditazione orientale e occidentale, e così via). I movimenti di questi esercizi si ricollegano a dei significati sia simbolici (ad esempio richiamando archetipi universali, come il Guerriero, il Mago eccetera) sia valoriali (richiamando i valori portanti delle culture guerriere, come la Cavalleria), sia psicosomatici (rispettando, grazie alle indicazioni fondamentali delle Arti Marziali, la biomeccanica e la neurofisiologia del nostro corpo).
COME SI PRATICA:
LIMITI E CONTROINDICAZIONI:
Nessuno, perché si tratta di movimenti e meditazioni sia dinamiche sia statiche, adatte a tutti e facilmente adattabili a chi ha qualche particolare esigenza (ad esempio, se una persona ha problemi al ginocchio, può eseguire gli esercizi in modi alternativi senza usare il ginocchio, in modi permessi dal medico).
Nessun limite nemmeno all'età, entro il ragionevole!
COSA NON E':
Non è rievocazione storica: sebbene io mi ispiri e mi ricolleghi a varie fonti storiche, citandole espressamente dove occorre (stili marziali orientali e occidentali, trattati di Scherma ecc), non si tratta di una forma di rievocazione o di ricostruzione filologica. E' meta-storica semmai: è l'Arte della Spada qui e ora, attraverso i tempi.
Non è agonismo: io spiego come intendevano gli antichi la Via del Guerriero e anche la Strategia, applicandola nella vita quotidiana, ma non c'è agonismo ai seminari. Quindi non servono protezioni e non c'è rischio di lotta come accade normalmente nelle palestre o in sedi sportive. Si impara però il senso del Combattimento, e in molti esercizi è in gioco proprio un'abilità tattica e anche, volendo, una certa forza.
Non è correlata ad una sola scuola di pensiero già nota: Il Metramodis non è Yoga, o meditazione Buddhista, o Taiji Quan, o altra pratica similare, ne' richiede adesione a una confessione, o "abiura" di altre. Si accompagna perfettamente a qualsiasi attività o percorso il praticante segua.
Venite numerosi!
giovedì 22 novembre 2012
Le vere ragioni dell'omofobia religiosa: al di là delle superficialità dei buonisti
Decisamente tanto.
In questa epoca, infatti, il livello di omofobia è ai minimi storici, checché ne dica l’Arcigay, ma il punto è che se ne parla. In altre epoche e civiltà, infatti, sia che ci fosse più tolleranza (antica Grecia), sia che la cosa non fosse proprio considerata, di fatto dell’argomento “omosessualità e omofobia” si è discusso meno che oggi, qui.
Certo la cosa è confusa: a cominciare dal termine improprio che la designa.
“Omofobia”, tecnicamente, significa “paura del simile”, il che non c’entra granché: se si volesse dire “odio per l’omosessuale”, si dovrebbe dire qualcosa come “miso-omoerotismo”.
E poi ci sono altri equivoci e luoghi comuni: ad esempio, l’omofobia della Chiesa.
Ѐ un equivoco simile a quello sulla caccia alle streghe: così come pochi sanno che il record dei roghi di streghe spetta ai Protestanti, e non ai Cattolici, allo stesso modo pochi sanno che non spetta al Papa il record dell’omofobia. Infatti non è il Cattolicesimo a opprimere la gente per sport, coi suoi tabù bonari e quasi mai rispettati, ma in verità tutte le principali religioni hanno dei tabù e delle regole sessuali. A cominciare dal Buddhismo, che è una Via molto severa, a dispetto dell’antinomia “Papa Bigotto VS Dalai Lama Figo”: proprio il Dalai Lama ha recentemente ribadito il suo deciso “no” all’omosessualità. E parliamo degli “alternativi” buddhisti! Se poi parliamo dell’Islam, il divieto è ancora più inequivocabile e perpendicolare.
La cultura moderna blatera di varie cose, ed è ora di spiegare una volta per tutte PERCHE’ le religioni e le tradizioni antiche sembrano avercela con l’omosessualità.
Perché in effetti, a spiegarlo non sono due-tre esaltati nazisti: il teorico sull’omofobia non è certo Svastichella, ma ci sono varie teorie che spiegano per quali motivi le tradizioni sono prevenute sull’argomento: dalle scuole esoteriche del passato, alla Psicoanalisi.
Insomma, fra i due litiganti, è ora che le tradizioni si rimbocchino le maniche e dicano:
“Ragazzi, allora: adesso ve la spieghiamo noi”.
Cominciamo da un punto fondamentale:
Le leggi delle Tradizioni spirituali non sono comandi, ma Leggi di fatto.
Ѐ importante distinguere queste due cose: una scuola spirituale, come può essere il Buddhismo, il Cristianesimo, o la scuola dei Misteri Egizi, o la Torah, e così via, non dà ordini: esprime leggi di Natura. Se io dico “l’incudine sul piede fa male”, non è in atto un’oppressione del diritto di darti l’incudine sui piedi: semplicemente, ti sto dicendo che funziona così. Puoi anche provare. Liberissimo. Sta di fatto che, ad una distanza di un metro, nell’impatto ferro-piede, vince il ferro!
Considerare le regole tradizionali delle ingiuste ed astratte bigotterie, è tipico dell’ignoranza progressista, che da sempre poggia su basi culturali discutibili, e su un totale (e tabuista) rifiuto della saggezza antica. Ne è un esempio il Comunismo, che vorrebbe buttare al cesso millenni di Sapienza ancestrale bollando le religioni come “oppio dei popoli”, tout court.
Detto questo, ora vi spiego punto per punto che cosa gli antichi criticavano dell’omosessualità:
Il Papa e il Dalai Lama hanno parlato di “intrinseco disordine”, cioè secondo loro il sesso gay è di per sé qualcosa di energeticamente scomodo e malposto. Questo non significa che si debba perseguitare chi lo fa: significa solo che non è salubre, così come tante al tre cose, come ad esempio bere superalcolici, o camminare sulle mani, o nutrirsi sempre e solo via flebo anziché per bocca.
Non esiste un comandamento che dice di non camminare sulle mani. Però non si sa perché dovresti farlo – questo dice il religioso. Tecnicamente, “puoi” fare quello che vuoi.
Anzi, esistono delle Vie spirituali “della mano sinistra”, che si basano proprio sull’estremo e su energie pericolose: al limite, potrà anche l’omosessualità essere inscritta nelle vie “sinistre”, e avere una sua dignità spirituale. O anche, rientrare nell’ “Ama e fai quel che vuoi” agostiniano.
In ogni caso, va accettata l’idea che esista un disordine nella cosa, anche rispettabile, ma disordine, taoisticamente parlando.
Del resto, la parola "peccato", che vale anche come "malattia" in Aramaico, HETE', significa "un trauma dovuto ad un eccesso di Anima malriposto": un disadattamento, diciamo. Nulla di troppo moralistico, anzi, soprendentemente psicoanalitico.
Del resto, la parola "peccato", che vale anche come "malattia" in Aramaico, HETE', significa "un trauma dovuto ad un eccesso di Anima malriposto": un disadattamento, diciamo. Nulla di troppo moralistico, anzi, soprendentemente psicoanalitico.
Anche in Astrologia, ad esempio, dal Tema Astrale del soggetto noi possiamo vedere i gusti sessuali e l’eventuale omosessualità, ma questo si evince sempre dalla presenza di aspetti astrologici conflittuali, o come si dice in gergo tecnico, “pianeti lesi”. Il che non significa “malvagi”, ma semplicemente: “ostici”. Ad esempio, un uomo con Marte in Bilancia quadrato a Plutone, e opposto a Venere in Ariete, avrà una virilità atipica e conflittuale, ed una visione combattiva e viriloide della donna. Questo ovviamente comporta una “inversione di valori” che ha sì diritto di esistere, ma che inversione è, di fatto.
Infine, l’obiezione per cui anche gli animali hanno amplessi omosessuali è labile: infatti non solo è curioso che i progressisti tirino in ballo le bestie, quando non lo fanno per altre cose (la violenza, ad esempio), ma inoltre non è stata dimostrata la portata dell’omosessualità animale: ad esempio in alcune specie l’atto omoerotico non è omoaffettivo, ma puramente gerarchico.
2 – Il paradosso e la bassa polarità:
In una coppia gay, esiste inoltre questo paradosso: un omosessuale che si innamora degli uomini vorrà vicino un uomo-uomo, e non un altro gay. Anche se esistono omosessuali effeminati ed omosessuali mascolini, la polarità energetica di due uomini (o due donne) resta comunque lontana da quella che può sprigionarsi fra un essere Yin e uno Yang a pieno titolo.
3 – La differenza fra lesbismo e omosessualità maschile:
Anche i due pesi e due misure che esistono fra gay e lesbiche hanno dei fondamenti antichi e psicoanaliticamente logici: secondo gli schemi energetici della Medicina Cinese, del Taoismo, o anche della Cabala, l’amore omosessuale comporta danni energetici come vedremo fra poco, ma nel caso delle lesbiche questi danni sono più a lungo termine, mentre nell’uomo il danno è più precoce.
A parte questo, va anche detto che la virilità, a differenza della femminilità, vive anche di ostentazione e, come tutte le qualità ‘verticali’, si impone fieramente e non è una condizione orizzontale priva di sfide. Ecco il vero motivo (e non il banale stigma sociale) del fatto che “frocio” è un insulto, mentre “lesbica” non lo è, o lo è molto meno. Ѐ lo stesso motivo per cui una donna può essere debole senza rimetterci la faccia, e un uomo deve dimostrare forza. Sono stili simbolici.
4 – Entropia sociale e Omosessualità:
Non a caso, come fa notare Julius Evola in Metafisica del Sesso, l’omosessualità e la sua ostentazione sono più pervasive nelle epoche e nelle culture in fase di decadenza, come accade alla famosa “perdita di valori” ed altre forme di “dissoluzione”. Non c’entra moltissimo la perdita del tabù: non è solo un “uscire alla scoperto”, è proprio un gemellaggio fra Indifferenziato e Androgino.
Ѐ abbastanza intuitivo: l’omosessualità, la bisessualità, e tutte le forme “miste” e indefinite, sono in primo piano nei contesti dove l’energia maschile-Yang è guardata con diffidenza. Infatti, quando Maschile e Femminile si amalgamano e la situazione diventa paritaria, indifferenziata e liquida, non è il Femminile a rimetterci, ma il Maschile! Cioè: una società votata alla fluidità, alla parità e alla perdita di riferimenti, anche volendo integrare Maschile e Femminile, lascia prevalere il Femminile.
Lo spiega anche Costanza Miriano nel suo più recente libro.
Ecco perché non solo l’omosessualità, ma anche in generale tutto ciò che è indefinito, passivo e androgino è contrastato simbolicamente dal Potere: non per insensata oppressione, ma perché l’Uno-Maschile, cioè il Re, è per sua natura un principio solare e verticale, inconcepibile in altre forme (vedi anche lo studio su Patriarcato e Potere di Claudio Risé).
Quindi, spiegati questi 4 punti, possiamo concludere che non c’entra niente l’omofobia, o la libertà del singolo: sono cose che i religiosi dicono per motivi “tecnici”.
La mia opinione? Mah, sinceramente me ne frego.
Da buon anticonformista, io amo considerare le cose di testa mia, e di cuore mio, e di pancia mia, senza dar retta agli allarmisti di un campo o dell'altro. Francamente:
- Non sento alcun bisogno di perseguitare i gay, per semplice disinteresse: perché mai dovrei prendermela con i gay? Quando uno mi chiede “Tu sei contrario ai gay?”, mi suona balzano come se mi dicessero “sei contrario a quelli che fanno la verticale?”;
- Non sento alcun bisogno di difendere i gay, che in quest’epoca sono anche troppo, e malamente, difesi: infatti i moderni insistono su battaglie obsolete a dar contro ad un’omofobia ormai ridotta a pochi Svastichella sparuti, quando i gay sono liberamente dappertutto. Per giunta, dico ‘malamente’ anche perché li difendono socialmente, e non in un senso più mitologico e profondo.
- Reputo giusto invece rivalutare la mitologia della figura del Diverso, conferendogli una dignità simbolica: l’Androgino, l’Uomo di Confine, la Soglia, il Dionisiaco, il Diavolo dei Tarocchi che ha seno e genitali maschili, va tutto bene ma non in senso socio-politico, in senso mitico. Almeno avrebbero slogan più forti di qualche lagna sull’uguaglianza.
- Reputo giusto, parimenti, non dare troppa corda alle rimostranze gay per tre motivi molto semplici: 1) culture davvero omofobe sono altre, 2) un vero ribelle non si lagna, agisce: non tira le gonne a Mamma Società per avere il permesso: è il Diverso, santo Dio, lo facesse bene; 3) oggi c’è un grosso complotto contro l’energia Maschile, e quindi dietro alla difesa dei gay esistono biechi disegni per sminuire la figura del Maschio classico, quindi bisogna stare attenti agli omofili troppo zelanti, perché potrebbero fare il gioco del male-bashing. La società odierna è fin troppo effeminata, se dovessimo ANCHE farci carico della difesa dei gay sarebbe troppo. Piuttosto, come accade per la difesa delle donne, basterebbe l’Onore a impedire ad una società forte di perseguitare i gay.
- Reputo eccessiva la coda di paglia dell’opinione pubblica sull’omosessualità, così come anche i tentativi sdrucciolosi di “cambiare la cultura” radicalmente: in fondo, in mancanza di omofobia, uno Svastichella se la prenderebbe comunque coi rosci, con gli ebrei, o con i barboncini, non è la questione dell’essere gay o meno. Così come un uomo illuminato, anche fallocrate, sa essere nobile e paterno se scopre che il figlio è gay. Senza nessun bisogno di “cambiare la cultura” non si sa bene come, perché e in che cosa. Anche in cultura dove l’omosessualità era largamente accettata, come in Grecia o in alcuni periodi di Roma, c’era sempre e comunque un istintivo deridere il passivo, per innata ostentazione del Maschile, del tutto ineliminabile e naturalmente sensata. Di qui a perseguitare, c’è molto passo da compiere, e non accade per forza.
- Reputo giusto lasciare le Religioni dire la loro: il Papa dice quello che vuole. Che poi, se fosse un Imam arabo non lo criticherebbero così tanto ad ogni pie’ sospinto, vero?
- Reputo infine DANNOSISSIMA l’ideologia moderna dell’incitare all’outing gli adolescenti, cosa antiscientifica oltre che fanatica: perché dovrebbero sapere, questi soggetti, che nell’adolescenza ci sono fasi e fasi, e non si può fissare in un outing qualcosa di così delicato.
- Reputo anche sbagliato demonizzare uomini come Joseph Nicolosi, il famoso psicologo del NARTH che "guarisce i gay": non va a prenderli a casa per convertirli! Sono loro (alcuni) che lamentando un problema vogliono superare alcune cose. Punto. Del resto, la società civile ha un gran parlare su quanto si debba reprimere e correggere una serie di cose (la violenza, ad esempio): perché solo quando la cura riguarda l'omosessualità, tutti devono essere contro? Quando un transessuale vuole "correggere" il proprio corpo, i progressisti sono tutti d'accordo, anche se i dati statistici suggeriscono che dietro un caso di transessualismo non ci siano sempre e solo amene inclinazioni di gusto, ma anche storie molto traumatiche. Però, la "violenza" del trans piace ai modernisti, mentre il Narth no. Allora sono i progressisti a voler pontificare sulla vita della gente, come al solito.
- Reputo anche sbagliato demonizzare uomini come Joseph Nicolosi, il famoso psicologo del NARTH che "guarisce i gay": non va a prenderli a casa per convertirli! Sono loro (alcuni) che lamentando un problema vogliono superare alcune cose. Punto. Del resto, la società civile ha un gran parlare su quanto si debba reprimere e correggere una serie di cose (la violenza, ad esempio): perché solo quando la cura riguarda l'omosessualità, tutti devono essere contro? Quando un transessuale vuole "correggere" il proprio corpo, i progressisti sono tutti d'accordo, anche se i dati statistici suggeriscono che dietro un caso di transessualismo non ci siano sempre e solo amene inclinazioni di gusto, ma anche storie molto traumatiche. Però, la "violenza" del trans piace ai modernisti, mentre il Narth no. Allora sono i progressisti a voler pontificare sulla vita della gente, come al solito.
ALTERNATIVE: UTOPIA
In base a tutto ciò, in una mia società ideale, diciamo così, il potere resterebbe macho, e la cultura omosessuale non sarebbe perseguitata, ma avrebbe il suo ambito dignitoso. E i religiosi, mantenendo l’occhio alle leggi cosmiche ed energetiche, potrebbero trovare altri ambiti e metodi per gli omosessuali: ad esempio, nel Taoismo alcune pratiche sessuali sono adattate per la coppia gay. Il che non contraddice la Legge Cosmica, ma semplicemente adatta con degli accorgimenti la pratica per non renderla dannosa. Peraltro, sempre in una mia società ideale, non si discuterebbe ne’ sulla virilità del potere, ne’ d’altronde sull’onore nei comportamenti: quindi il relativismo su natura e cultura sarebbe troncato con un deciso "Taci!", però un esaltato che massacrasse il gay sarebbe punito per la sua insensata violenza. E sarebbero visti di buon occhio istituti di Psicologia e Meditazione atti a verificare se, dietro l’omosessualità di una persona, ci siano genuine inclinazioni o traumi, offrendo una gamma di ascolto che va ben oltre il semplice diritto di outing.
Parimenti, al padre che soffre per la scoperta del figlio gay, andrebbe offerta comprensione, senza voler forzare la sua idea di uomo-uomo, e le sue comprensibili speranze di un figlio virile e gagliardo: semmai, quel padre potrà essere aiutato ad accettare la natura del figlio come una variante del Maschile (lo penserà “frocio come Alessandro Magno”, al limite), e soprattutto potranno spiegargli che la virilità del figlio non dimostra nulla della virilità del padre, quindi lui ha la sua vita, e il padre la sua. Ma senza voler fare violenza alle idee di un uomo, come oggi: oggi se appena parli leggermente male dei gay, o se ti arrabbi per l’outing di tuo figlio, hai tutti addosso.
Un momento! I diritti sono i diritti di tutti, pure il padre avrà diritto di ascolto, no?
Così come, nell’educazione dei giovani, ci sarebbe un forte incentivo alla distinzione fra Maschile e Femminile, ma al tempo stesso ognuno sarebbe libero di trovare, con questa chiarezza, la propria strada. Il che non significa obbligare nessuno, ma semplicemente “questo è lo Yang e questo è lo Yin, e non si discute – poi, tu fai le tue alchimie come vuoi. Questi sono Fuoco e Acqua: la pasta che ci vuoi bollire sono fatti tuoi, ma nessuno ti confonderà le idee dicendo che l’Acqua non è Acqua e il Fuoco non è Fuoco”.
- e così via. Ricordate sempre, in linea di massima, che una società forte è in grado di difendere le minoranze, anche dietro una patina di machismo, meglio di una società liquida che, dietro l’alibi dell’apertura, genera nevrosi e confusione.
Forza e Onore, amici!
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